Infante, "a Mediaset per sperimentare, punto sul tempo reale"
Al via con tre programmi su Retequattro e Canale 5: "In Rai cose così non si possono fare"
(di Michele Cassano) Milo Infante è la principale novità del palinsesto Mediaset, strappato alla Rai per rafforzare l'offerta con un focus sulla cronaca. Si parte il 24 agosto con "Ore 11", striscia quotidiana in onda su Retequattro alle 10.50 circa, e con "Verità Nascoste - Il Diario", in onda su Canale 5 alle 16.45 per due settimane, in attesa del ritorno di "Dentro la notizia" con Gianluigi Nuzzi il 7 settembre. Dal primo settembre, poi, prenderà il via "Verità Nascoste" in prima serata su Retequattro ogni martedì. Il conduttore racconta all'ANSA come sta vivendo questo passaggio. "Con un po' di apprensione e con grande impegno. Partiamo con una sperimentazione su Retequattro la mattina, che sarà anche un po' un primo test per il pubblico di Mediaset. Poi c'è il pomeriggio di Canale 5, un'occasione straordinaria che l'azienda ha voluto concedermi, peraltro andando contro una trasmissione importante come "La vita in diretta". L'obiettivo, però, non è fare concorrenza alla Rai, ma far conoscere un conduttore su una rete nuova. Sarà un percorso lungo, non misureremo l'ascolto il giorno dopo l'esordio. Una sfida che poi arriva alla prima serata del martedì, un giorno particolarmente affollato". "Verità nascoste" andrà in onda di martedì, con "È sempre Cartabianca" che si sposterà al mercoledì. Al martedì avrà contro un programma storico come "diMartedì" su La7. È ottimista per questa sfida? "Non sarà facile scalfire le abitudini del pubblico, ma le scelte di palinsesto sono dipese da una valutazione più ampia: sperimentare, che dimostra un grande coraggio parte di Mediaset, e non costringere il pubblico a una scelta su programmi simili nello stesso giorno". Quali sono i punti di forza del programma? "Il tempo reale e la memoria storica. La squadra di Videonews che ho trovato e il gruppo autorale che ho portato dalla Rai saranno in grado di entrare in armonia e di seguire qualsiasi avvenimento. Gli ospiti che mi hanno seguito in questa avventura, poi, sono tutti professionisti che parlano di cronaca perché la conoscono e non perché hanno letto un settimanale". Il suo cavallo di battaglia è la cronaca. Si fermerà a quello? "No, abbiamo ampi spazi di manovra su tutti i campi dell'informazione legati ai nostri temi. Quello che mi terrorizza è la campagna elettorale in cui il candidato arriva e dice: "io farò...". Cominciamo a dire quello che non è stato fatto, cosa poteva essere fatto in maniera diversa, poi arriviamo al cosa farò". I tre programmi come si coniugano tra di loro? "Ci sarà una narrazione più soft la mattina, un vero e proprio esperimento. Il pomeriggio, uno spinoff del serale di due settimane, cercheremo di anticipare i temi caldi della prima serata, dove ci saranno toni più accesi e colori più caldi". Perché è finita con la Rai? "Sentivo il bisogno di cambiare e avevo chiesto una direzione a costo zero per poter sperimentare nuovi programmi. Era una cosa che mi era stata promessa negli anni, ma non si è concretizzata. Il 10 maggio ho comunicato alla Rai che avrei fatto scelte diverse. Il 12 maggio ci siamo sentiti con Mediaset ed è nato questo feeling che spero continuerà. Per me questo è un punto di arrivo, non è di partenza. Sono anche condirettore di Videonews, quindi il margine di crescita e di imparare cose nuove per uno come me, che ha 58 anni, è ampio e per tanti motivi in Rai questo non accade". Nell'opposizione c'è chi ha criticato la Rai per la scelta di lasciarla andare. "Mi hanno sempre accusato di essere in quota Lega, ma sono sempre stato lontano dalla politica. Non c'è un politico di centrodestra che abbia detto alla Rai: perché non l'avete tenuto?. E' la riprova che sono un battitore libero". Cosa pensa del caso Ranucci? "In questo momento è parte lesa, ma può aver sottovalutato le persone con cui si siede a tavola. Al tavolo di Lavitola, però, si sedevano anche direttori di giornali e editorialisti. Attenzione a puntare il dito solo contro Ranucci". E' da poco passato l'anniversario del delitto di Garlasco, tema forse abusato dai programmi di cronaca, spesso accusati di morbosità. "Anche i più acerrimi nemici riconoscono che, pur rompendo le scatole, accendiamo un faro importante, perché i magistrati ascoltano le nostre trasmissioni e alcuni aspetti a volte diventano parte dell'impianto accusatorio. Rispetto a Garlasco, vado in controtendenza. C'è chi punta il dito contro i social, ma in televisione spesso si vedono ospiti veramente impresentabili. Va bene, quindi, parlare tutti un po' meno di Garlasco, ma non dimentichiamo che il pubblico è interessato e la tv, come i giornali, si reggono sulle risposte degli utenti. Bisogna trovare un compromesso".
G.Campos--HdM