Italiani cauti sulla tecnologia in sanità, sì alla telemedicina dubbi sull'IA
I tumori l'ambito in cui si percepiscono di più i benefici dell'innovazione
Gli italiani sono cauti nell'accettare l'introduzione di strumenti digitali in sanità. Da una parte, sono molto favorevoli all'utilizzo della telemedicina: il 79,2% accetterebbe dispositivi per monitorare a distanza i parametri di salute, il 76,5% strumenti per seguire a distanza una terapia e il 67,1% vede di buon occhio la televisita. Conservano, invece, dubbi sull'intelligenza artificiale: il 48,6% è poco o per niente disposto ad accettare applicazioni IA a supporto della diagnosi e il 48,4% nella scelta del trattamento. È quanto emerge dal rapporto "Innovation Starting-point: Prospettive passate e future in Sanità" presentato in occasione durante l'Health Innovation Show 2026, che si è aperto oggi a Roma. L'evento è promosso dalla Fondazione Mesit, in collaborazione con Altems (Università Cattolica del Sacro Cuore), Ceis-Eehta (Università degli Studi di Roma Tor Vergata) e il Centro di Ricerca Interdipartimentale "Innovazione & Salute" (Università Roma Tre) e realizzato con il contributo non condizionato di Gsk e Gilead Sciences. Tra i dati emersi dall'indagine, realizzata da Fondazione Mesit con le università partner, la grande fiducia degli italiani nei professionisti e nelle strutture sanitarie. Al primo posto scienziati e ricercatori, che, su una scala da 0 a 10, ottengono un punteggio di 7,25; seguono i medici a 7,01 e poi infermieri e professionisti sanitari a 6,91. Tra le strutture sanitarie, gli ospedali pubblici (6,48) sono poco avanti a quelli privati (6,27) e, nel complesso, il servizio sanitario nazionale registra un punteggio di 6,07. Sull'applicazione dell'innovazione alla sanità, i tumori rappresentano l'ambito in cui si percepiscono maggiori progressi (lo indica il 47,8% del campione), seguiti dalle malattie cardiovascolari (35,4%) e dai vaccini (30,8%). Nonostante ciò, si fa fatica a dare un volto all'innovazione: solo il 37,5%, per esempio, dichiara almeno una conoscenza indicativa della medicina di precisione mentre il 39,1% non ha mai sentito parlare di intelligenza artificiale in oncologia. La percezione dei benefici, inoltre, segue un forte gradiente sociale con le persone giovani e con più alto livello di istruzione e status economico che ne apprezzano maggiormente i vantaggi. "l nostro report mostra che anziani, persone con minori strumenti culturali, famiglie in difficoltà economica e cittadini del Mezzogiorno colgono meno le opportunità dell'innovazione: le politiche devono raggiungere per prime proprio loro", afferma il presidente di Fondazione Mesit Marco Trabucco Aurilio. "Anche sull'intelligenza artificiale il segnale è netto. Gli italiani si fidano di medici e ricercatori, non di algoritmi lasciati soli: l'IA va introdotta con il medico al centro, con trasparenza e regole chiare sull'uso dei dati. Innovare, oggi, significa anche prevenire nuove disuguaglianze", conclude.
Q.Escribano--HdM