Prolungata del 25% la vita di animali, la chiave in un enzima
Esperta: 'L'obiettivo non deve essere vivere più a lungo, ma invecchiare in salute'
Permette di far entrare le cellule in una modalità di 'risparmio energetico' l'enzima che, una volta attivato, ha prolungato la vita di alcuni animali anche del 25% in più. Il risultato si deve allo studio pubblicato sulla rivista Aging Cell e guidato dal Laboratorio del Medical Research Center di Cambridge, dall'Imperial College di Londra e dall'Università tedesca di Colonia, che ottenuto tali effetti anti-invecchiamento in lieviti, vermi e moscerini. Il prossimo passo sarà dimostrare la validità del meccanismo anche nei topi e, infine, nell'uomo. "Si tratta di un altro tassello che ci fa comprendere meglio i meccanismi dell'invecchiamento cellulare", dice all'ANSA Sofia Pavanello, direttrice del BioAgingLab dell'Università di Padova. "Tuttavia, non è importante vivere ancora più a lungo: l'obiettivo - afferma - è invecchiare bene e in salute, ed è importante che anche le ricerche vadano in questa direzione". I ricercatori coordinati da David Carling e Helena Cochemé del Laboratorio Mrc e Imperial College, e da Filipe Cabreiro di Imperial College e Università di Colonia, hanno rivolto la loro attenzione verso un enzima fondamentale per la regolazione del metabolismo chiamato Ampk, che monitora l'energia all'interno delle cellule: quando le riserve energetiche calano, l'Ampk disattiva i processi cellulari che richiedono un elevato dispendio energetico e attiva, invece, quelli che producono energia. "È un enzima che funge da sensore dell'energia cellulare", conferma Pavanello. "È stato visto che l'attivazione dell'Ampk migliora la salute metabolica, e tale effetto può essere ottenuto anche tramite, ad esempio, l'esercizio fisico e la restrizione calorica. Agisce, dunque, in vie importanti - aggiunge la ricercatrice - ma bisognerà vedere se un intervento del genere è in grado di migliorare la salute anche nell'uomo". Per accendere in maniera diretta l'Ampk negli animali, gli autori dello studio hanno usato un farmaco sperimentale indicato con la sigla 991, e hanno osservato un allungamento della loro vita fino al 25%. "Il fatto di poter prolungare la durata della vita in lieviti, vermi e moscerini è estremamente interessante", dice Cochemé. "Se un trattamento si rivela efficace in tre specie così distanti tra loro - continua - questi risultati ci danno fiducia sul fatto che, a lungo termine, gli effetti possano essere estesi ai mammiferi e, infine, all'essere umano".
M.Arroyo--HdM