Levinson, con Euphoria ho raccontato America del fentanyl
Nel futuro un film per famiglie, l'IA non va combattuta
(di Francesco Gallo) A soli quarantuno anni, Sam Levinson è uno degli autori più influenti della televisione contemporanea, un artista che ha rivoluzionato il racconto dell'adolescenza con 'Euphoria', serie cult in tre stagioni di cui è creatore, sceneggiatore, regista e produttore. Figlio d'arte, il padre è il regista Barry Levinson, così ha descritto il compito di uno scrittore al Filming Sardegna Festival: "Penso debba riflettere il mondo circostante in modo umano, illuminando e rivelando alcuni dei misteri della vita, le sue complicazioni e il suo caos. Ma anche permettere alle persone di rivedersi attraverso i personaggi, le circostanze e la posta in gioco — e, al tempo stesso, intrattenere". Per quanto riguarda il suo futuro Levinson invece dice: "Ho un figlio di dieci anni e per quanto riguarda le dipendenze, ho già dato tutto ora voglio fare un film per famiglie in cui anche i miei figli si possono riconoscere". Cosa pensa del fentanyl, la cosiddetta droga degli zombie che, dopo l'America, si sta diffondendo anche in Europa ? "Non conosco abbastanza bene la diffusione del fentanyl in ogni singolo Paese. So però che si tratta di una vera e propria piaga che sta uccidendo una generazione di persone negli Stati Uniti e penso anche che i governi siano stati lenti a reagire. Non so praticamente cosa si possa fare, ma so invece che basta prendere una sola pillola per morire. Bisogna insomma fare in fretta". Sul grande successo in altre produzioni di Zendaya, Jacob e Sydney, dice Levinson: "Questi giovani attori sono diventati grandissime star proprio grazie ad 'Euphoria'. Ogni volta che lavori con persone di talento la tua speranza è che anche gli altri vedano quanto valgano. Sono persone con cui sono cresciuto negli ultimi otto anni, li conosco da quando avevano tutti vent'anni. Che sia successo questo è una cosa bellissima". Quanto è importante il casting? "Un gran volto è la prima cosa che conta per me — il modo in cui la luce vi si posa, il modo in cui si muove. E poi è importante la naturalezza nell'esprimere le emozioni. Ad esempio, un attore che arrossisce naturalmente durante un'audizione: questa cosa mi affascina perché in quel momento stai vedendo una reazione reale all'interno di una scena di finzione". Cosa succederà con l'IA? "C'è una frase di Quincy Jones che credo si applichi bene a questo momento storico: 'Se vuoi perdere una battaglia, combatti il futuro'. Quindi, non so cosa accadrà alla narrazione con l'IA, ma so che cambierà le cose. La domanda è: come possiamo proteggere l'aspetto umano del raccontare storie e assicurarci che ci sia una forza unificatrice? Credo che alla fine la voce umana sia proprio questo — la voce individuale, la voce specifica. Se riusciamo a mantenere la specificità di una voce individuale in grado di connetterci tutti, quello è l'obiettivo".
A.Cano--HdM