Infarto, il rischio si può ridurre del 36% abbassando il colesterolo Ldl
Cardiologi, 'il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, intervenire prima'
Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia, con oltre 222mila decessi l'anno. Abbassare in modo significativo il colesterolo Ldl, consentirebbe di ridurre del 36%. il rischio di un primo infarto. Lo indica lo studio condotto su oltre 12mila persone, presentato al 57° Congresso Nazionale dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco) 2026 in corso a Rimini. Un risultato che segna un cambio nell'approccio alla malattia cardiovascolare, perché dimostra che intervenire quando il rischio è già molto alto anche senza eventi, riduce in modo significativo il rischio di eventi maggiori. "Finora l'orientamento nella pratica clinica ha portato a concentrarsi sull'intervento terapeutico dopo un evento acuto", osserva Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore della Cardiologia dell'ospedale F. Mulli di Acquaviva delle Fonti (Bari). "Oggi - prosegue - abbiamo una consapevolezza nuova. Il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso in modo silenzioso e senza segnali riconoscibili, mentre la malattia è già in atto. Questo significa che abbiamo una finestra temporale importante in cui possiamo agire". Per questo Grimaldi osserva che "siamo davanti a un cambio di paradigma fondamentale per la cardiologia moderna e per il modo in cui dobbiamo prenderci cura dei pazienti." Il dato più rilevante dello studio è proprio la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare con l'impiego di evolocumab, anticorpo monoclonale che ha permesso di ridurre i livelli di colesterolo Ldl fino ad arrivare a 45mg/dL. "Questo risultato può tradursi in un impatto significativo sulla salute della popolazione e sulla vita concreta delle persone", rileva Claudio Bilato, vicepresidente di Anmco. "La novità è che possiamo intervenire in una fase in cui il paziente non ha ancora avuto eventi, ma è già esposto a un rischio elevato. Nello studio - conclude - l'impiego di evolocumab ha consentito di ridurre efficacemente il colesterolo LDL di oltre il 50%, raggiungendo i livelli intorno ai 45 mg/dL".
M.Arroyo--HdM