Il corpo impara e la mente traduce, dal campo alla vita gli 'Humanopoteri' del rugby
Dall'Università di Bologna e dall'ex azzurra Erika Morri il modo per trasformare lo sport
Prima del fischio d'inizio, sul campo e negli spogliatoi, si muove una storia che le telecamere non inquadrano: quella dell'impatto emotivo, formativo e sociale del rugby sulle persone. In occasione delle WXV Global Series, al via con la sfida Italia-Giappone (sabato, alle 14,30 nello stadio Tognon di Fontanafredda, a Pordenone), prende il via il progetto dal titolo 'Gli humanopoteri del rugby', ideato da Erika Morri, ex atleta della Nazionale italiana di rugby, formatrice aziendale e founder di Women's sport land of freedom. Il progetto affonda le proprie radici nella ricerca scientifica e nel volume 'Empowerment per la vita, la meta del rugby femminile', curato dalla Morri per il dipartimento di Scienze dell'educazione dell'Università di Bologna sulla base delle testimonianze di 135 rugbiste da 60 Paesi. Il principio fondante è chiaro: "Il corpo impara sul campo, la mente traduce nella vita quotidiana". Per ognuna delle 18 nazioni in gara al WXV è stato mappato uno specifico 'Humanopotere' - nato dall'incrocio tra la storia sociale del Paese e il suo stile di gioco - declinato in 3 azioni concrete utili per il lavoro, lo studio e le relazioni. Per consentire alle differenti redazioni giornalistiche di selezionare il proprio angolo d'interesse, il progetto. "Lo sport non deve essere uno status symbol, ma un diritto di base e un laboratorio oltre che di relazioni, d'innovazione sociale - spiega Erika Morri -. Nello studio condotto con l'Università di Bologna è emerso come il rugby alleni le persone a riconoscere i propri punti forti, ma soprattutto a distinguere le proprie aree di miglioramento dai propri limiti emotivi. Con la serie sugli Humanopoteri del WXV portiamo questa consapevolezza fuori dai campi, offrendo a chiunque esempi di strumenti pratici, per vincere le proprie sfide quotidiane".
G.Campos--HdM