IA, i volti artificiali ingannano la vista ma non il cervello
Vengono processati diversamente dai volti reali, ma risultano più familiari e rassicuranti
I volti creati dall'intelligenza artificiale possono ingannare la vista, ma non il cervello: a livello neuronale, infatti, continuano a essere processati in modo diverso dai volti reali, anche se la persona non ne è pienamente consapevole. Lo dimostra un esperimento condotto presso il Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva dell'Università di Milano-Bicocca. I risultati, pubblicati su Scientific Reports, dimostrano inoltre che i volti artificiali sono percepiti come più attraenti, familiari e affidabili, aumentando la nostra vulnerabilità ai deepfake. L'esperimento ha coinvolto una trentina di studenti, a cui è stato chiesto di osservare 440 immagini di volti, metà reali e metà artificiali, mentre veniva registrata la loro attività cerebrale. I partecipanti erano del tutto ignari della presenza di facce generate dall'IA ed erano concentrati nel rilevare la presenza di target visivi fittizi. Durante il test, i volti artificiali sono stati identificati in appena il 33% dei casi, ben al di sotto della soglia del 50% attribuibile al caso. Eppure il cervello non si è lasciato ingannare. I risultati mostrano che i volti artificiali suscitano maggiore familiarità e apprezzamento estetico; inoltre attivano in modo più robusto le reti cerebrali ventro-temporali, parietali, limbiche e frontali mediali, associate alla valutazione affettiva, all'attribuzione di una mente ad agenti sociali, e alla memoria di riconoscimento. Il cervello, inoltre, li riconosce più velocemente, come se fossero stimoli più chiari e prototipici. I volti artificiali ormai sono talmente perfetti da non suscitare più quella sensazione di inquietudine e disagio che siamo soliti provare di fronte a figure umane non del tutto convincenti, come quelle di certi robot e manichini. La reazione di rifiuto, però, non è del tutto scomparsa: "si è spostata a un livello più profondo, neurale e inconsapevole", spiega la neuroscienziata Alice Mado Proverbio. "Siamo entrati in una nuova era. Questi risultati - aggiunge - potrebbero avere implicazioni significative in tema di sicurezza digitale, comunicazione e social media".
I.Ponce--HdM